SARKOZY: L’UE NON è CONDANNATA ALL’INAZIONE

Strasburgo, 10 luglio 2008 15h15  

Sarkozy al Parlamento: l’UE non è condannata all’inazione 

Illustrando all’Aula il programma del semestre francese, il Presidente Sarkozy ha affermato che senza il trattato di Lisbona e nuove istituzioni non sono possibili ulteriori ampliamenti dell’UE. Ha poi sottolineato la responsabilità di uscire dalla crisi e la necessità di rassicurare e proteggere i cittadini europei. Molti gruppi politici hanno sostenuto le priorità della Presidenza, altri hanno criticato la poca attenzione ai temi sociali e la partecipazione all’apertura delle Olimpiadi. 

Nicolas SARKOZY ha esordito esprimendo il grande onore di rivolgersi al Parlamento in un momento critico per l’Europa in cui tutti debbono assumersi le proprie responsabilità per uscire dalla crisi e evitare l’immobilismo. A suo parere, «occorre fare delle nostre differenze una forza a servizio dell’Europa che soffre» e rassicurare gli europei «che sono preoccupati», dando un’immagine dell’Europa che proceda assieme «senza lasciare indietro nessuno» e che «lavori per tutti». 

Riguardo al problema istituzionale, il Presidente ha ricordato che i Capi di Stato e di governo hanno approvato il Trattato di Lisbona che, anche se non risolve tutti i problemi, «era ed è il migliore compromesso auspicabile». Ha poi ricordato che, durante la campagna elettorale, si era preso la responsabilità di procedere alla ratifica del Trattato per via parlamentare e ha spiegato la sua «scelta politica» asserendo che le questioni istituzionali sono materia per i parlamenti e non devo essere sottoposte a referendum. Ha poi spiegato che è necessario trovare, tra ottobre e dicembre, delle soluzioni al no in Irlanda «senza offendere cittadini irlandesi» e facendo sapere agli europei su quali basi si affronteranno le elezioni del 2009. In proposito, ha precisato che «non ci sarà una nuova Conferenza intergovernativa e non ci sarà un nuovo trattato», la scelta sarà tra «Nizza o Lisbona». 

Il Presidente ha quindi precisato di aver sempre sostenuto l’ampliamento e quello del 2004 «è stato un successo» che ha «riunito la famiglia». Tuttavia, ha deplorato che l’Europa non si sia dotata delle istituzioni necessarie «prima dell’ampliamento» ed ha ammonito dal «non rifare gli stessi errori»: se si rimane a Nizza l’Unione «resterà con 27 Stati membri», se – «come vogliamo» – si intende procedere con l’ampliamento «abbiamo bisogno di nuove istituzioni». Dicendosi favorevole all’adesione di Serbia e Croazia – «paesi indubbiamente europei» – ha esclamato che «Lisbona è l’ampliamento». Ha inoltre sottolineato che “l’Europa a due velocità” «è l’ultima delle soluzioni possibili». 

Passando a illustrare il programma della Presidenza, Sarkozy ha affermato che non vi è «niente di peggio che dare l’impressione di un’Europa immobile». L’UE, ha aggiunto, ha il dovere di agire subito e «non è condannata all’inazione». Occorre infatti, dimostrare agli europei «che siamo in grado di proteggerli, senza essere protezionisti». In questo contesto, ha sottolineato l’importanza del pacchetto clima/energia, una questione che le Nazioni non posso affrontare da sole. In proposito, ha affermato che «siamo l’ultima generazione che può evitare la catastrofe» e, criticando l’approccio di coloro che si dicono d’accordo sulla necessità di agire «a condizione che inizino gli altri», «l’Europa deve mostrare l’esempio».  Sottolineando come il pacchetto sia esigente, il Presidente ha chiesto la mobilitazione del Parlamento affinché possa essere adottato nel corso del semestre, evitando negoziati Stato per Stato a favore di un approccio europeo. Osservando che le decisioni imporranno regole alle imprese, si è chiesto perché l’Europa deve continuare a importare prodotti da imprese che non rispettano norme similari. Occorre quindi istituire un meccanismo alle frontiere. 

Dopo aver ricordato che 23 Stati membri su 27 sono parte dell’area Schengen, consentendo la libera circolazione delle persone, il Presidente ha annunciato che la Francia abolirà tutte le restrizioni d’accesso al mercato del lavoro. L’esistenza di questa aerea, ha proseguito, rende necessaria una politica europea dell’immigrazione, che avrebbe anche il pregio di isolare gli estremisti e di responsabilizzare il dibattito, senza doppi fini politici». L’Europa, ha precisato, non è una fortezza e ha bisogno dell’immigrazione, ma non può accogliere tutti. Ha poi auspicato una politica comune in materia di asilo. 

Il Presidente ha poi sottolineato la necessità di una politica europea della difesa: «come può l’Europa essere una potenza politica se non è in grado di difendersi e di darsi i mezzi per attuare la sua politica?», e come può diventare uno spazio economico prospero senza difesa? – ha chiesto. Ha poi puntualizzato che la politica europea deve essere complementare alla NATO e non opporsi ad essa. Ha inoltre sostenuto che non è più possibile affidare la difesa a solo 4 o 5 Stati membri e che non è razionale che ogni paese «costruisca i suoi aeroplani» da solo. 

Un’altra priorità della Presidenza riguarda la Politica agricola comune (PAC). In proposito, Sarkozy ha sostenuto che non è ragionevole la produzione europea di derrate alimentare quando 800 milioni di persone muoiono di fame nel mondo, e anche in considerazione del fatto che la popolazione mondiale aumenterà fino a 9 miliardi nel 2050. La sicurezza alimentare, ha aggiunto, riguarda tutti. Ha poi chiesto se è ragionevole imporre norme sanitarie agli agricoltori europei e, al contempo, continuare a importare carni che non rispettano nessuna regola. Con il check up della PAC, ha insistito, occorrerà trovare un accordo su sufficienza e sicurezza alimentare in Europa. 

Il Presidente ha poi accennato alla dimensione sociale, sostenendo che nel corso del semestre dovranno essere adottate diverse direttive, come quelle sul comitato aziendale e sul part time. Pur non rientrando tra le competenze comunitarie, ha annunciato l’intenzione di riunire esperti europei per trovare delle soluzioni alla malattia dell’Alzheimer e del cancro: «saremmo tanto più forti se lavorassimo assieme». Inoltre, osservando l’esistenza di un’eccezione culturale in Europa, ha sottolineato la necessità di far rientrare la cultura nel dibattito quotidiano, anche per non ridursi a una sola lingua e a una sola cultura. Dicendosi poi favorevole alla libera circolazione delle persone e delle merci, il Presidente ha tuttavia affermato di non accettare che gli sforzi di formazione del club sportivi siano resi vani, ed ha quindi auspicato una «eccezione sportiva». 

Sarkozy ha poi criticato la «vigliaccheria» di coloro che addossano all’Europa «scelte che non sono stati in gradi di difendere a Bruxelles». In proposito, ha ricordato che il Presidente polacco ha negoziato il trattato di Lisbona e ora deve quindi mantenere la parola – «non è una questione politica, ma morale», ha detto. 
Infine, ha sottolineato la necessità di un vero dibattito tra tutte le istituzioni dell’UE anche sulla strategia economica e monetaria, sui tassi di cambio e d’interesse. In proposito si è chiesto se l’Europa può permettersi un tasso d’interesse del 4,25% a fronte del 2% applicato negli USA. Ha poi concluso il suo intervento notando che tutti vogliono un accordo commerciale, ma l’Europa «non deve essere ingenua» e i paesi emergenti «non possono rivendicare diritti senza sottostare a doveri». 

I deputati, in piedi, gli hanno tributato un lungo applauso. 

Dichiarazione della Commissione 

José Manuel BARROSO ha innanziitutto rilevato che il Presidente Sarkozy desidera che «la Francia ritorni in Europa» e ciò «è una buona notizia per noi». Si è poi impegnato a sostenere la Francia per tutta la sua Presidenza al fine di raggiungere un successo comune per l’Unione europea. Le nuove sfide – quali la penuria di carburanti fossili ed i cambiamenti climatici – richiedono soluzioni comuni. Ma dobbiamo anche «riformare la nostra economia, incrementare la nostra competitività e investire nella ricerca e nell’istruzione», ha spiegato, in quanto «siamo la prima potenza commerciale nel mondo, ma necessitiamo di coraggio per cambiare, se vogliamo proteggerci». 

Abbiamo vissuto un periodo di sfide: con il no irlandese, una difficile situazione economica a livello mondiale, l’aumento dei prezzi del petrolio e degli alimentari in un periodo di inflazione crescente che è un grande nemico della giustizia sociale e le persone «a basso reddito sono quelle che ne pagano di più le conseguenze». Ricordando poi di essere appena rientrato dal Vertice del G8 svoltosi in Giappone, il Presidente dell’Esecutivo ha rilevato il contrasto tra il pessimismo espresso a livello UE e la visione dell’Europa dall’esterno. Infatti, «dall’esterno, l’Unione è vista in modo positivo, un attore importante e decisivo a livello mondiale». 

Ha poi indicato i cambiamenti climatici e lo sviluppo quali aree dove l’Europa deve prendere delle iniziative. «Gli Stati Uniti hanno assunto gli stessi nostri impegni sui cambiamenti climatici», ha proseguito, e questo obiettivo non era di facile realizzazione. Per tale motivo si è detto «orgoglioso del ruolo guida giocato dall’Unione europea» che rappresenta un successo ottenuto grazie all’unità europea. L’aumento dei prezzi alimentari ha minato il raggiungimento degli obiettivi del millennio e, al riguardo, si è rallegrato che il Consiglio europeo abbia appoggiato i lavori della Commissione per un fondo all’aiuto agricolo per i paesi in via di sviluppo. Ha quindi ricordato che le proposte formali saranno adottate dalla Commissione nel corso della prossima settimana. A suo parere, è chiaro che i paesi più svantaggiati necessitano dell’aiuto europeo e, a tale scopo, «possiamo dare un esempio di solidarietà tra gli agricoltori europei ed africani: la politica agricola comune e la politica di sviluppo che lavorano in tandem». 

Per quanto riguarda poi il trattato di Lisbona, ha sottolineato che esso può rendere l’Europa più efficace, efficiente e democratica ma il fatto che il trattato non sia in vigore non può essere un alibi per non rispondere ai problemi dei cittadini comuni. «Dobbiamo parlar loro in modo franco e dire la verità, fornendo prove che l’Europa sta lavorando e focalizzandosi sulle politiche che avvicinano il cittadini all’Europa, cambiandone la vita quotidiana». Barroso ha poi condiviso la priorità numero uno della presidenza, la politica energetica integrata per lottare contro i cambiamenti climatici. A suo parere, infatti, metterebbe l’Unione europea in una buona posizione per iniziare i negoziati di Copenaghen entro un anno e la Presidenza francese avrebbe il pieno appoggio della Commissione in tale ambito. 

L’Europa ha bisogno di una politica sull’immigrazione, ha proseguito, e «dovremmo stabilire quale tipo di immigrazione occorre, di cosa ha bisogno un’Europa che sta invecchiando e dove vi sono carenze di capacità, ma dobbiamo anche accertarci che possa esserci integrazione». Al riguardo, ha sottolineato che l’adozione della “Carta blu” potrebbe costituire un passo in avanti. A suo parere è anche importante occuparsi dell’immigrazione illegale e dello sfruttamento ad essa collegato e ciò «penalizzando i datori di lavoro che impiegano manodopera illegale e non colpendo coloro che sono già abbastanza poveri, ma coloro che sfruttano il loro lavoro». Ma l’Europa, ha aggiunto, non può risolvere i problemi legati all’immigrazione essendo permissiva su tutti i fronti: «dobbiamo dimostrarci rigidi sull’immigrazione e dare solidarietà alle comunità migranti che sono integrate e desiderano lavorare duramente». Quando esiste un’Europa di Schegen «è assurdo avere 27 politiche d’immigrazione, ne abbiamo bisogno di una sola». 

Passando alle misure sociali, ha sottolineato che non possono esistere modelli economici dinamici senza politiche sociali che fungano da rete di salvataggio. Congratulandosi con la Francia per la sua agenda sociale, ha ribadito che nessuno dovrebbe essere lasciato ai margini della strada. Si è poi rallegrato per i progetti di una difesa europea e dell’Unione per il Mediterraneo che saranno varati domenica e che costituiscono due opportunità affinché l’Europa svolga il suo ruolo a livello mondiale. Concludendo il suo intervento ha sottolineato che «il primo dovere dei politici è quello di saper affrontare le sfide e raddoppiare gli sforzi per trovare soluzioni positive». Insieme, ha ricordato, possiamo svolgere un ottimo lavoro, con le istituzioni europee che lavorano mano nella mano: questa è la chiave per raggiungere il successo che i cittadini europei si meritano. «Insieme possiamo trovare soluzioni concrete a problemi concreti». 

Interventi in nome dei gruppi politici 

Joseph DAUL (PPE/DE, FR) ha affermato che la Francia ha deciso che l’impegno politico dovrebbe contrassegnare la sua Presidenza. A suo parere, questo è quello di cui si ha bisogno per far fronte alle evoluzioni che l’Europa ha dinnanzi, fra le quali,ha ricordato, il “no” irlandese. Ha poi aggiunto che è necessario assicurare l’appoggio dei cittadini alla costruzione dell’Europa, occupandosi delle loro paure sull’aumento dei prezzi e dei timori sulle questioni sociali e familiari. Ha infatti sostenuto che «se non possiamo persuadere le persone del fatto che le tematiche più importanti come il clima, l’energia e l’immigrazione possono essere risolte solo a livello europeo, allora avremo un problema più geande».

 Ha poi invitato tutti i rimanenti Stati membri a ratificare il Trattato di Lisbona e si è augurato che, dopo un periodo di riflessione, l’Irlanda avanzi dei suggerimenti per uscire dall’impasse, sperando di terminare il dibattito istituzionale. Ha però aggiunto che il mondo non aspetta mentre cerchiamo di dotarci di soluzioni migliori: «abbiamo bisogno di un impegno politico per affrontare le priorità del cambiamento climatico, dell’energia, della migrazione, della sicurezza alimentare e della difesa».  

Riguardo al cambiamento climatico, ha suggerito di fornire un esempio prima di Copenhagen e, sull’immigrazione, ha affermato che «è ora di discutere l’argomento e decidere su risultati positivi, umani e responsabili». Il Patto proposto dalla Francia, a suo parere, è un passo nella giusta direzione. A proposito della sicurezza alimentare, ha sottolineato che è stato importante aiutare le persone più vulnerabili nel mondo e le più povere negli Stati membri. Infine, ha chiesto come l’Europa possa essere credibile «senza una politica di difesa degna di questo nome» e ha concluso dicendo che «se abbiamo il coraggio di fare chiare scelte politiche, i nostri cittadini potranno riscoprire che si identificano con l’Europa». 

Martin SCHULZ (PSE, DE) ha individuato due priorità per i prossimi sei mesi: il pacchetto sul cambiamento climatico e la ratifica del Trattato di Lisbona. Ha sottolineato poi la necessità di accrescere la trasparenza, la democrazia e il ruolo dei parlamenti nazionali. Ha peraltro deplorato lo stallo del Trattato di Lisbona «nel momento in cui abbiamo bisogno di un nuovo strumento». Riguardo all’Europa sociale, ha descritto come un «errore» l’idea che le tali questioni possano essere trattate su base nazionale. Secondo Schulz, infatti, il progresso economico produce maggiore crescita e occupazione ma dovrebbe anche creare più protezione sociale.      

Il leader socialista ha poi ricordato il timore dei cittadini europei riguardo alla privazione sociale e la necessità di dare fiducia alla cittadinanza non informata «per la quale il progresso è solo per business e banche», mostrando che l’UE può essere un bene anche per i singoli individui. Sottolineando poi che «la Francia ci ha dato la prima Carta dei Diritti Fondamentali e la tradizione dei diritti umani», ha chiesto al Presidente del Consiglio di controllare le azioni del governo di Silvio Berlusconi sui rom e, in proposito, ha invitato il governo italiano «a capire che l’UE è un’unione di valori e non dell’arbitrio». Ha concluso rivolgendosi a Sarkozy affermando: «lei è impavido e coraggioso, ci aiuti e la sua presidenza sarà un grande successo». 

Per Graham WATSON (ALDE/ADLE, UK) la decisione degli elettori irlandesi di respingere il Trattato di Lisbona ha reso la Presidenza, che è stata preparata in modo straordinario, più problematica ed ha rafforzato più che mai la necessità di un’Europa che risolva i problemi. Il leader liberaldemocratico ha poi sottolineato che il pacchetto clima/energia diventa più urgente ogni giorno. L’imposizione di un limite massimo sull’IVA, ha osservato, è «un contentino di breve termine» e l’Europa dovrebbe affrontare la crescita di lungo periodo dei prezzi del carburante e il cambiamento climatico. Ha poi evidenziato la necessità di investimenti sostanziali nell’energia rinnovabile, che dovrebbero essere su piccola scala e localizzati per ridurre le bollette delle famiglie nel lungo temine ma, al contempo, anche su larga scala, «come utilizzare la nuova Unione per il Mediterraneo per investire nella produzione di energia solare termale di alto voltaggio nel Nord Africa». 

  Secondo il deputato, per stabilizzare i prezzi alimentari c’è bisogno di nuove buone idee, come la recente riforma della PAC della commissaria Fisher Boel. La verità, ha aggiunto, è che le persone si preoccupano più del prezzo del petrolio e del pane che dei grandi obiettivi dell’Unione: «nessuno può dire: “Qu’ils mangent de la brioche”». La Presidenza, a suo parere, ha poi ragione nel porre l’attenzione sull’immigrazione che «diverrà gestibile solo quando ci occuperemo della disperazione che conduce così tanti a rischiare così tanto per venire qui». Ha poi affermato che si dovrebbe essere ottimisti nel chiedere alla Presidenza francese la liberalizzazione dei mercati, «ma per portare sicurezza all’interno dei nostri confini, dobbiamo portare speranza al di fuori di essi». In conclusione, ha sottolineato che i diritti umani sono al centro degli ideali europei. E, visto che la Francia ha dato all’Europa i Diritti dell’uomo, oggi deve difenderli, utilizzando l’Unione per il Mediterraneo per fare pressioni sui paesi Nord africani e assicurando che la Cina porti avanti i suoi impegni. 

Per Cristiana MUSCARDINI (UEN, IT), al fine di riavvicinare i cittadini all’Europa vi è la necessità «di dare all’Europa un’anima nel rispetto delle diverse lingue e identità, riaffermando radici e valori comuni», come ha cercato di fare il Presidente nel suo intervento. Come Strasburgo è il simbolo di una pace ritrovata, ha proseguito, «così oggi la bandiera europea a fianco delle bandiere nazionali, dovrebbe vivamente rappresentare il simbolo di tutti i cittadini uniti da un progetto comune per la difesa, la sicurezza, la crescita culturale ed economica, la trasparenza della Banca centrale forse questo manca ancora nel nuovo trattato».

  La politica, ha aggiunto, «deve dare ai giovani obiettivi certi». Sostenendo che «non c’è futuro economico senza rispetto dell’ambiente e non c’è rispetto dei diritti senza il riconoscimento di rispettivi doveri», ha quindi auspicato che la Presidenza francese inserisca tra i propri obiettivi «la Carta europea dei doveri», poiché «a democrazia e la libertà si basano sull’applicazione delle regole». Internet, ha proseguito, «non può essere lo strumento del terrorismo, dei mercanti dei bambini, dell’incitazione alla violenza». Bisogna quindi «armonizzare le leggi dei nostri paesi dall’immigrazione alla tutela dei minori, dall’energia al progresso compatibile». Per la deputata, inoltre, occorre «una nuova Europa per un nuovo rapporto con l’Africa»: non solo certificati verdi o scambi commerciali «ma reciproca crescita», condividendo convintamente il progetto euro-mediterraneo. Occorre poi pensare «alle sacche di terrorismo a Mogadiscio come alle violenza in Zimbabwe che impediscono lo sviluppo della democrazia».  

Ha poi chiesto al Consiglio di approvare il “made in” «perché il commercio internazionale abbia regole chiare». Ha infatti osservato che la lotta alla contraffazione e all’illegalità «è un problema economico che tocca anche la salute dei nostri cittadini, e le piccole e medie imprese sono un valore culturale che va difeso». In conclusione, ha assicurato alla Presidenza francese il «convinto sostegno» affinché «le speranze diventino realtà condivise dai cittadini e perché, eventualmente, aiutando lo sviluppo della crescita scientifica per combattere le malattie rare, si possa anche combattere l’endemica antipatia che l’intelligente amico Schulz ha per il Presidente Berlusconi». 

Daniel COHN-BENDIT (Verdi/ALE, DE) ha elogiato il Presidente Sarkozy per l’impegno e l’ambizione per l’UE affermando che «è una droga da cui tutti siamo dipendenti», parafrasando una famosa canzone. Tuttavia, ha aggiunto che «se siamo abbastanza ambiziosi da accettare il pacchetto sul cambiamento climatico, allora non dobbiamo inginocchiarci davanti all’industria automobilistica tedesca», aggiungendo che i consumatori stanno pagando per «il nostro lassismo» sui prezzi del carburante. Sull’immigrazione, ha evidenziato che il Parlamento deve essere un partner «genuino» nel definire una politica sull’immigrazione legale, piuttosto che lamentarsi soltanto di quella illegale. L’immigrazione, a suo parere, ha infatti reso l’Europa quello che è, e «piuttosto che avere persone che cercano di entrare dalle finestre, dovremmo aprire le porte».  

La politica sociale rientra nell’ambito europeo, ed il Parlamento ed il Consiglio devo lavorare insieme per combattare il dumping sociale e fiscale. Concludendo, ha suggerito a Sarkozy di non partecipare all’apertura dei giochi olimpici in Cina viste le sue battaglie per i diritti umani in Francia e in Tibet. 

Francis WURTZ (GUE/NGL, FR) ha ammirato la lucidità di Sarkozy nel descrivere la crisi di legittimità dell’Europa e la prontezza nel leggere l’inquietudine, poiché il no al referendum riflette il punto di vista di milioni di altri europei. Tuttavia, a suo giudizio, il Presidente in carica ha «ignorato la dimensione sociale» e ha sottolineato che, volenti o nolenti, le politiche sociali nazionali saranno oggetto delle sentenze della Corte di giustizia. «Dovremmo accogliere i lavoratori di ogni luogo con gli stessi diritti», ha proseguito, chiedendo perché nella Bassa Sassonia, i muratori immigrati guadagnano solo la metà dei loro colleghi tedeschi. Per molti, il voltafaccia francese sulla direttiva sul tempo di lavoro «vuol dire 65 ore di lavoro settimanali». «Dickens è ancora con noi» ha concluso, aggiungendo che Sarkozy ha promesso a molti ospiti importanti che «in futuro, quando ci sarà uno sciopero, nessuno se ne accorgerà», ma questo è stato «un insulto ai sindacati». 

Per Philippe de VILLIERS (IND/DEM, FR) «i cittadini europei sono stati costretti ad accettare nella loro vita quotidiana le devastanti politiche di Bruxelles e Francoforte e vedere tutta la loro forza scivolare via dalle loro dita, sia sugli OGM che sulla pesca ma anche sul calcio». Gli Stati, ha aggiunto, «sono stati spogliati dei loro poteri democratici che sono stati concessi a funzionari, banchieri e giudici». Rivolgendosi al Presidente Sarkozy ha dichiarato che la Presidenza francese costituisce un’opportunità per far muovere di nuovo l’Europa nella giusta direzione e ha chiesto che il voto irlandese sia onorato e che quindi il trattato di Lisbona sia dichiarato morto. 

Replica della Presidenza in carica 

Nella sua replica, Nicolas SARKOZY ha risposto ai deputati precisando che sul pacchetto clima/energia avrà «l’ultima parola» e potrà far pressione sugli Stati meno ambiziosi. Ha poi spiegato che non si tratta «di mettersi in ginocchio di fronte all’industria dell’auto», ma di resistere alla lobby industriale garantendole al contempo regole eque. La difesa dell’ambiente è anche un’opportunità di sviluppo, rifiutando allo stesso tempo le delocalizzazioni. Ha poi insistito sulla necessità di una politica energetica europea e di promuovere la ricerca sulle fonti rinnovabili. 

Sul salario minimo, ha sottolineato che sono i tedeschi a non aver trovato un accordo e ciò non deve essere imputato all’Europa. Ha anche precisato che in Francia esso esiste, e non si ha certo l’intenzione di rinunciarvi in un processo di armonizzazione europeo. Il Presidente si è poi detto d’accordo sulla necessità di sorvegliare i mercati finanziari e le agenzie di rating. Si è infatti detto contrario al protezionismo ma anche a un mondo senza regole, e occorre quindi «moralizzare il capitalismo finanziario». Sull’immigrazione, ha assunto «l’impegno politico» ad associare il Parlamento europeo. 

In merito alla Cina, il Presidente ha precisato che la decisione di andare alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici è stata presa dopo aver consultato tutti i leader europei che non si sono opposti. D’altronde 13 di loro saranno presenti. Ha poi spiegato che, a suo parere, non è «umiliando la Cina» e «ignorando un quarto della popolazione mondiale» che potranno realizzarsi progressi nel campo dei diritti umani. Nel rilevare, invece, la necessità di un dialogo, ha sottolineato che andrà in Cina e parlerà di diritti umani, anche perché «non spetta alla Cina fissare la mia agenda». Ha inoltre affermato che «abbiamo bisogno della Cina in Darfur … in Iran… e per la pace nel mondo … e non è ragionevole, responsabile e degno escluderla». Infine rispondendo a Le Pen, si è detto felice che l’estrema destra francese non è più la più forte d’Europa.