LA STORIA, LA MEMORIA PER AFFRONTARE IL PRESENTE

La memoria della nostra storia dovrebbe aiutarci, non soltanto sul piano culturale, ad affrontare meglio il nostro presente ma, purtroppo, la storia si studia sempre meno, non sempre ci è presentata in modo imparziale e la memoria diventa sempre più debole.

Per tenere viva la nostra storia e la nostra memoria ho pensato di ricordare Marzabotto, un comune dell’Appennino emiliano che rappresenta la nostra storia recente ed antica, così antica da essere parte delle nostre stesse origini.

La Storia recente ci porta alla Seconda Guerra mondiale: tra il 29 settembre e il 5 ottobre del 1944 Marzabotto, ed i comuni di Monzuno e Grizzana Morandi, hanno vissuto una delle più tragiche pagine dell’ultima guerra: stragi ed eccidi compiuti da truppe tedesche, specie delle SS, centinaia e centinaia di civili, non solo partigiani, trucidati oltre ad altre centinaia di persone morte per cause di guerra.

Il feldmaresciallo Kesselring fece sterminare indiscriminatamente la popolazione radendo al suolo paesi e cascine, capo dell’operazione era stato nominato il maggiore Reder.

Nella frazione di Casaglia di Monte Sole la popolazione disperata si rifugiò nella chiesa di Santa Maria Assunta dove i tedeschi irruppero uccidendo a mitragliate il sacerdote ed alcuni anziani. Le altre persone furono fatte uscire dalla chiesa, radunate nel cimitero e a loro volta uccise a colpi di mitragliatrice: 197 furono le vittime delle quali 52 bambini. Le stragi continuarono in altri paesi e frazioni, non furono risparmiati né bambini né suore o sacerdoti.

Tragedie come queste non possono essere dimenticate perché solo la memoria di tanto orrore può aiutarci a vivere impedendo che odio, violenza efferata, ideologie sbagliate possano portarci ad altri orrori.

Il piccolo paese di Marzabotto ci parla anche di una storia molto antica: proprio nella sua grande parte più pianeggiante, che si affaccia sul fiume Reno, sorgeva un’antica città etrusca, Kainua, fondata nel V secolo a.C. sui resti di un precedente abitato.

Il fiume Reno, via commerciale tra la Pianura Padana e la Toscana settentrionale, contribuì alla prosperità della città della quale possiamo ancora vedere i resti che si estendono per circa 20 ettari.

Visitando il museo adiacente, ricco di reperti e molto ben organizzato, si ha la possibilità di avvicinarci alla misteriosa civiltà etrusca che anche per gli antichi romani era fonte di cultura e di particolare interesse per la fama dei suoi importanti aruspici. Nessun comandante romano avrebbe mai intrapreso una battaglia, o preso un’importante decisione, senza aver prima consultato il volere degli dei.

Verso il terzo secolo a.C. l’arrivo dei celti in Italia porto la città al decadimento.

Soltanto alla fine del 1800 il conte Pompeo Aria, proprietario dell’area, promosse lo studio e la classificazione dei reperti che aveva individuato grazie agli scavi di esperti archeologi da lui chiamati.

Nel 1933 l’importante collezione privata fu donata, con tutta l’area, allo Stato italiano, purtroppo durante la guerra, per un bombardamento, una parte dei reperti andò distrutta ma, con perizia e pazienza, il museo è stato ricostruito e rimane una importante fonte per conoscere gli etruschi e la nostra storia.

La vita e la morte, la disperazione e la speranza si intrecciano nella storia e la meravigliosa piana, dove sorgeva la città etrusca, o il monumento in ricordo delle stragi sono luoghi di riflessione e aiutano non solo a conoscere il passato ma anche noi stessi.

Nel bene e nel male, in modi solo apparentemente diversi, la storia si ripete, Vico lo ricorda con i corsi e ricorsi storici, sta a noi tentare di impedire che il male, sotto qualunque forma, si ripresenti, sta a noi difendere cultura e identità nel rispetto degli altri.

Buona Pasqua