AFRICA, PIANO MATTEI, INQUINAMENTO

Il Piano Mattei per l’Africa, voluto dal governo Meloni, lancia una concreta nuova prospettiva di reciproca collaborazione tra i Paesi del vasto continente africano e l’Europa, con l’Italia cinghia di propulsione.

L’Africa è stata, ed è ancora, in parte colonizzata dalla Cina e dalla Russia, pur con sistemi diversi e diverse aree di influenza, e molti problemi stanno venendo alla luce, basti pensare alle sommosse dei lavoratori kenioti contro le imprese cinesi che li trattano con disprezzo e con salari troppo bassi rispetto ai parametri del Paese.

Liberare l’Africa dai colonialismi significa ovviamente anche aprire un mercato alla pari con l’Europa, con regole per la produzione e la coltivazione ed una collaborazione corretta in tema di ambiente.

Tra i maggiori problemi, la mancata soluzione dei quali ha portato ad un arresto dello sviluppo ed ad aree di estrema povertà, sono la mancanza di acqua e di adeguati sistemi, specie nelle aree urbanizzate, di smaltimento dei rifiuti.

Il problema dell’acqua può essere risolto solo con i pozzi ed, in alcuni casi, con sistemi di desalinizzazione ed è ovvio che i pozzi andrebbero fatti direttamente dalle imprese europee, villaggio per villaggio, perché altrimenti si rischierebbe un dispendio di soldi che non corrisponderebbe alla realizzazione delle opere. non per nulla i cinesi costruiscono direttamente le infrastrutture per le quali si sono accordati con i governi africani.

Siamo ovviamente consapevoli che nel piano Mattei è ben presente la ricchezza, sotto varie forme, come i giacimenti di varie materie di interesse strategico per l’Europa, che offre il sottosuolo africano e che il continente è anche un importante partner per l’acquisto di tecnologia europea ma non dobbiamo dimenticare il problema inquinamento.

L’Europa si è data obiettivi ferrei, a breve scadenza, per ridurre il deterioramento dell’ecosistema dovuto a varie attività umane ma nessun risultato sarà veramente raggiunto se non si terrà conto delle discariche a cielo aperto, dei roghi di immondizie e materie tossiche che oscurano spesso il cielo dei villaggi africani, se si continueranno a mandare in Africa i nostri veicoli, privati e commerciali, da noi divenuti obsoleti perché troppo inquinanti.

Ci sono strategie di grande portata che per essere di concreta utilità devono tenere conto anche di realtà che solo in apparenza sono meno importanti: combattere l’inquinamento in Africa è combatterlo anche per il continente europeo, per il resto del mondo.

L’importante è avere chiara la visione d’insieme e cominciare a partire con iniziative concrete, in un certo modo potremmo dire non tanto soldi quanto attività direttamente sul luogo.