ABBATTERE I DIVARI

Nel dibattito, spesso confuso, sul salario minimo e sugli stipendi troppo bassi varrebbe la pena cominciare a tenere conto di una lapalissiana realtà: lo stesso stipendio ha un potere d’acquisto diverso a seconda delle aree nelle quali si vive. Il costo di una casa in affitto, della mensa scolastica, della pizzeria, dell’abbigliamento, dell’alimentazione varia enormemente non solo dal nord al centro ed al sud ma anche da città e paesi della stessa regione.

Diminuire i costi che gravano sul datore di lavoro perché se ne avvantaggi la busta paga del lavoratore, oltre che l’imprenditore, è un problema  da risolvere anche a beneficio di un miglioramento del mercato interno, ma se non affrontiamo il divario del costo della vita, rispetto alle aree geografiche nelle quali si vive e lavora, non risolveremo le oggettive difficoltà che molti disoccupati o sottoccupati hanno nel trasferirsi dove il lavoro è richiesto.

Bisogna ritornare a sviluppare l’edilizia popolare e delle case a riscatto e trovare accorgimenti salariali o sgravi fiscali particolari, oppure equiparare il salario all’effettivo costo della vita per chi lavora in certe aree. Se non si affronterà questo problema non risolveremo la mancanza di organico, a cominciare dagli ospedali, proprio là dove c’è più richiesta e possibilità di assunzione.

In questa ottica, ovviamente, vanno potenziate tutte le iniziative per far decollare, senza ulteriori sprechi, quelle aree del sud che da  anni aspettano e che, con i fondi europei, speriamo abbiano veramente nuove opportunità.