UN TATUAGGIO NEL CUORE

All’ambasciata russa non è piaciuto il tatuaggio della bandiera ucraina che Calenda si è fatto per testimoniare la sua vicinanza al coraggioso popolo ucraino che si oppone, con tutte le forze, alla guerra di invasione russa.

Non amo particolarmente i tatuaggi ma, in questo caso, penso che Calenda abbia compiuto un atto simbolico rilevante ed apprezzo la sua decisione, il suo gesto, augurandomi che sia di esempio e stimolo ad imitarlo per coloro che ai tatuaggi sono abituati.

All’ambasciatore russo, che vive nei privilegi del suo incarico nella città eterna, ricordo che a molti di noi non sono invece piaciute le parole della Zakarova che ci augurava di finire tra le macerie, i delitti e le stragi del suo presidente Putin, i rapimenti dei bambini ucraini e la distruzione di scuole, ospedali, infrastrutture civili per la luce ed il riscaldamento.

In tanti abbiamo amato le opere dei grandi artisti russi, abbiamo sofferto per le privazioni e le deportazioni che il popolo russo ha subito negli anni bui dello stalinismo e del comunismo, arrivato fino al 1989, ed auguriamo al popolo russo di ritrovare presto la libertà in ogni campo.

In tanti soffriamo ancora pensando a quanti milioni di russi non conoscano la libertà di stampa e di espressione, ancora oggi, in quanti sono stati mandati inutilmente a morire combattendo contro una nazione sovrana e indipendente, nella quale le persone erano e sono libere, solo per dare a Putin l’ebrezza di sentirsi più potente, potente come uno zar.

All’ambasciatore russo diciamo in modo chiaro che, anche se non ci siamo fatti un tatuaggio sulla pelle, il tatuaggio l’abbiamo nel cuore e nell’anima, Putin è un sanguinario massacratore di civili, chi lo sostiene ed asseconda un suo servo, saremo sempre e sempre di più con l’Ucraina, costi quel che costi perché con Putin ed i suoi servi od alleati non c’è Dio, non c è pace, libertà e giustizia.