SERVE QUALCHE RIFLESSIONE SULL’ALBANIA PER L’OK ALL’ADESIONE ALLA UE

In un recente articolo, pubblicato a fine febbraio su L’Espresso, a firma Matteo Giusti, si ripropone l’annoso problema della violenta diatriba tra Edi Rama, presidente albanese, e l’eterno oppositore Sali Berisha.

Come i nostri lettori sanno Il Patto Sociale ha pubblicato molti resoconti, del corrispondente in Albania, di fatti che hanno messo il paese di fronte a problemi di corruzione e di traffico di stupefacenti.

Da molti anni sappiamo che la Guardia di Finanza italiana conduce varie missioni per contrastare il narcotraffico che dal mar Adriatico porta droga in Italia e da lì nel resto d’Europa e, dati alla mano, sappiamo, come è stato anche spiegato nel libro Operazione Pig di Albert De Bonnet, che la criminalità organizzata albanese è strettamente alleata con la ‘ndrangheta, con scambio di attività e favori. 

Quello che preoccupa, in questo particolare momento, è che l’adesione dell’Albania alla Ue dovrebbe avvenire entro il 2030, la chiusura dei negoziati potrebbe aver luogo già l’anno prossimo. 

Che il partito di maggioranza e di governo, di Rama, sia violentemente contrastato dal partito di opposizione guidato dall’ex presidente Berisha non è una novità. Le diverse manifestazioni di piazza, con enorme partecipazione popolare, tuttavia, insieme all’incriminazione a dicembre, da parte della magistratura, della vicepremier Belinda Ballaku, braccio destro del presidente Rama, per gravi scandali, per aver usato fondi pubblici e aver fatto vincere impropriamente appalti di enorme valore destano ovviamente domande e perplessità, ancor più ove si tenga conto della collaborazione avviata da qualche tempo con l’Italia per gli hotspot.

Alla luce di quanto è accaduto ed è tuttora in corso, sarebbe opportuno, da parte sia delle istituzioni europee che di quelle italiane, un approfondito confronto con i sistemi di intelligence per comprendere la realtà e l’eventuale pericolosità dei problemi albanesi.