Più di un milione di ucraini sono senza luce e riscaldamento, con una temperatura a -20, mentre Putin continua gli attacchi sistematici alle strutture energetiche e alle civili abitazioni e manda uno dei suoi più fedeli faccendieri a trattare una Pace che parte dalla cessione del Donbass e altri vari territori, acquisiti con la forza, con l’inganno e in spregio a tutte le regole internazionali ed umanitarie.
Il presidente ucraino ha rimarcato a Davos i tentennamenti dell’Europa, tentennamenti, ritardi che abbiamo più volte rimarcato in questi anni nei nostri articoli sul Patto Sociale e, ancora una volta, la causa è nell’incapacità dei governi europei di realizzare, per egoismo e miopia, quell’unione politica e di difesa comune senza le quali l’Europa è solo una grande zona commerciale, sempre più debole rispetto alle nuove realtà economiche e geopolitiche.
Mentre si ridisegna l’assetto mondiale e perciò anche il futuro economico di diverse aree, mentre guerre di ogni genere seminano vittime e distruzione ed anche l’ambiente subisce le conseguenze dei veleni che le armi, sempre più distruttive, seminano nel terreno e nell’aria l’Europa disquisisce su temi marginali, fa dichiarazioni avventate, non dialoga alla pari né con gli alleati né è in grado di farlo con gli avversari.
Quanto è avvenuto in questi quattro anni di guerra contro l’Ucraina, le molte, contrastanti, dichiarazioni di Trump sui dazi, sulla Groenlandia e sul nuovo governo venezuelano, seguito “all’esfiltrazione” di Maduro, gli arroganti ed offensivi interventi di molti del suo stretto entourage e quanto è avvenuto e sta avvenendo in Iran e a Gaza dovrebbero finalmente far capire, almeno ad alcuni degli Stati membri del Consiglio europeo, che non c’è più tempo per tergiversare.
Davanti c’è solo una strada, realizzare l’unione politica e la difesa comune con chi ci sta, l’Europa concentrica che darà modo, a chi ora non si sente pronto, di aderire domani, basta seguire la strada che abbiamo intrapreso con l’euro, ma bisogna partire subito, abbandonando le piccole rivalità o le inutili paure.
Chi non è in grado di avere una visione, chi continua a chiudersi, chi non sa affrontare le sfide, chi ignora i pericoli nascondendo la testa come gli struzzi, chi si sente migliore degli altri, chi pensa solo al consenso elettorale nel proprio paese stia pure fermo ma non impedisca agli altri di provare a costruire quell’Europa senza la quale i nostri giovani dovranno obbedire alle scelte di altri.
Se oggi restiamo fermi siamo perduti perché senza Europa politica quella economica diventerà vassalla di interessi altrui.