QUAL È IL PIANO PER IL DOPO?

Le guerre non dovrebbero essere mai iniziate se però, per motivi di difesa, immediata o futura, iniziano devono essere rapide, rapidissime e decise.

Come tutti auspichiamo che finisca al più presto il conflitto in Iran, e condividiamo la speranza che il popolo iraniano trovi un sistema politico che gli garantisca libertà e giustizia e che il popolo israeliano possa vivere finalmente in sicurezza.

Purtroppo l’esempio di quanto sta avvenendo, da più di quattro anni, in Ucraina ci fa temere che ancora una volta la guerra possa trascinarsi per troppo tempo, se infatti gli ucraini avessero avuto gli aiuti promessi subito e non con i noti ritardi, distinguo e, per ultimo, non ci fossero state le continue mutazioni di parere di Trump, oggi la guerra potrebbe essere conclusa.

In verità quando qualche tempo fa, sulla scena politica internazionale, si è presentata l’ipotesi, non peregrina, di un capovolgimento degli assetti mondiali, dovuto all’alleanza tra Russia, Cina, Iran ed altri paesi sud americani, Trump ha messo in essere le sue strategie sparpaglianti: colpire alcuni, l’Iran, blandire altri, Putin, tergiversare con la Cina e rendere inoffensivo il Venezuela.

Perché le guerre, mentre le persone muoiono, servono a rendere più forti alcuni poteri economici rispetto ad altri e, ancora oggi, il petrolio gioca un ruolo fondamentale come vediamo nell’incertezza economica che si è creata in pochi giorni non solo in Europa.

Parlare di pace però ormai non serve, se non si mettono sul piatto ipotesi concrete per azioni diplomatiche decise, bisogna sapere che, se le armi devono giocare la loro parte per poter arrivare alla trattativa, occorre essere inflessibili nell’usarle sapendo quali saranno le conseguenze sia dell’eccessivo pressapochismo che dell’incertezza degli assetti futuri.

Ogni azione comporta la capacità d’immaginario cosa accadrà dopo, se non ci sono progetti chiari, con ampie vedute geopolitiche, se non si sa quali saranno le reazioni altrui e le nostre contromisure, le guerre rischiano di lasciare solo morti, macerie e sentimenti di odio profondo.

Oggi, con le guerre ancora in corso, la domanda che i cittadini pongono a tutti i governi è molto semplice: qual è il piano per il dopo?

Una società che possa vivere in pace ha bisogno di regole certe e di strumenti per farle rispettare e oggi, purtroppo, non è così.