Come molti, da sempre, auspichiamo per il popolo venezuelano, come per tutti gli altri popoli, di poter vivere in democrazia e libertà, una democrazia e libertà che Maduro aveva da troppo tempo negato.
Come molti osserviamo che ormai il diritto internazionale sembra diventato un optional, rispettarlo è obbligo solo per i paesi meno forti, se sei la Russia, gli Stati Uniti o la Cina puoi fare come vuoi quando vuoi.
Non serve essere fini analisti politici o esperti di questioni internazionali per comprendere come siamo tutti di fronte ad un riassetto delle aree di influenza, potere e affari economici nell’intero pianeta.
L’Europa è chiaro che deve organizzarsi da sola per sopravvivere, non fa parte, perché senza politica estera e di difesa comune, dello scacchiere sul quale giocano i grandi, anzi ha il difetto di essere un’importante realtà economica, in parte priva delle più importanti risorse naturali che deve importare, e un importante mercato per chi deve esportare, essere così forti economicamente e così deboli, militarmente e politicamente, non solo la rende ininfluente ma la tramuta in una preda ambita.
Alla luce di quanto è avvenuto in Venezuela, dopo i lunghi mesi nei quali Trump ha riallacciato i rapporti con Putin ed ha tenuto una posizione più che ambigua con l’Ucraina e con l’Unione Europea, non siamo certo i soli ad aver compreso che i tempi stanno precipitando, che il denaro e gli affari valgono più del diritto, che l’esercizio della forza è la nuova legge e non ha più bisogno di giustificazioni di qualunque tipo.
Unica notizia che ci può far guardare ad un futuro con meno dittature è la ribellione del popolo iraniano, sperando non sia massacrato mentre cerca uno spiraglio di libertà e l’unica opzione per noi europei è che gli ucraini continuino a combattere ed a resistere aiutati, seriamente e decisamente, da un’Europa che diventi, subito, consapevole che dopo l’Ucraina può toccare a noi, presi uno per uno se perdiamo l’unità.