Milano, lo sapevano tutti, era la città dove ciascuno poteva sentirsi a casa, ricchi e poveri, commercianti, artigiani, professionisti, muratori vivevano fianco a fianco, in ogni strada c’erano palazzi importanti e botteghe, latterie e ristoranti rinomati.
A Milano arrivavi con la valigia di cartone o con i bauli di vestiti e non ti sentivi fuori posto, la città accoglieva, le persone convivevano, e le case dei ferrovieri, a riscatto, come quelle delle persone importanti, confinavano con le case di ringhiera con il gabinetto sul ballatoio.
Tutto è stato ristrutturato, giustamente, tutto è diventato più moderno ed efficiente, sull’efficienza forse dovremmo stendere un pietoso velo, tutto è diventato motivo per fare affari, le botteghe degli artigiani sono sparite, molti negozi sono stati trasformati in abitazioni, i poveri vivono fuori città, la classe media, invecchiata ed impoverita, deve lasciare le case del centro, dove anche come residente paghi per entrare in macchina e andare a casa tua, e sono arrivati molti ricchi, molto ricchi, da fuori.
Non è più la città di tutti, è quella della moda, del mobile, degli affari, non sempre molto chiari, la città delle divisioni che espelle tanti verso l’hinterland, che controlla le marche dei tuoi vestiti, l’indirizzo di casa, il tipo di macchina e molti, per non essere espulsi dal giro che conta o che credono conti, si inventano una vita che non hanno.
Milano stravolta dalle piste ciclabili, da marciapiedi faraonici in strade che nessuno percorre a piedi, Milano sempre oppressa da lavori in corso e dalla mancanza di verde, Milano che non è più Milano.
Milano meta di sogni e delusioni, di solitudini e di fittizie allegrie fuori dai locali, Milano città di costruttori e demolitori che ogni giorno si perde un po’, Milano che forse cerca qualcuno per ritornare se stessa.