Vivere in un’epoca nella quale la violenza, di ogni tipo, è diventata sempre più presente, nella vita di tutti i giorni, dovrebbe convincere, sia le forze politiche che i media e la società civile, cioè ciascuno di noi, che è arrivato il momento di maggior consapevolezza, equilibrio e decisioni.
La tragedia di Modena costringe ad alcune considerazioni: 1) la vita è sempre appesa ad un filo e ogni azione violenta prima o poi ha degli imitatori, ora anche l’Italia ha avuto la sua tragica macchina di morte, nessuno è immune quando la violenza diventa comune, 2) ci sono persone, italiane e straniere, che, nonostante l’indifferenza di troppi verso quello che capita agli altri, non hanno invece esitato a mettere a rischio la loro incolumità per catturare l’attentatore e prestare soccorso ai feriti, questo fa sperare che il loro esempio serva per capire che una società è sana quando si è capaci di atti di solidarietà, 3) è una volta di più chiaro che, a parte il terrorismo, gli atti violenti sono compiuti sia da italiani che da stranieri, che c’è in alcuni, purtroppo, ancora una matrice razzista, come dimostra anche la poca attenzione mediatica verso l’ucciso se è un lavoratore extracomunitario accoltellato da minorenni italiani, 4) la solitudine, con la sola compagnia dei social, porta ad una mancanza di percezione della realtà, al prevalere del virtuale, alla ricerca della violenza come modo di sfogo alle diverse frustrazioni che la vita porta a chiunque, come dimostrano i molti, frequenti, casi di minorenni che commettono atti gravissimi, 5) il problema degli italiani di seconda generazione non riguarda la tragedia di Modena ma comunque è un problema che potrebbe non esistere, o essere molto limitato, se avessimo modi diversi di attuare l’integrazione per coloro che hanno diritto di vivere nel nostro Paese.
C’è però un altro aspetto che la tragedia di Modena obbliga ad affrontare: in Italia è assolutamente inadeguato, in molti casi con conseguenze tragiche, il sistema di cura e controllo delle patologie psichiatriche.
Da anni assistiamo, senza che si cerchi un rimedio legislativo e strutturale, alle disperazioni delle famiglie che hanno in casa un malato psichiatrico e che subiscono quotidiane violenze senza che si abbia il coraggio politico di offrire soluzioni.
Se la chiusura dei manicomi è stato un atto di civiltà è invece un perpetuo atto di inciviltà lasciare tante persone, gravemente malate, senza cura, senza sostegno le loro famiglie e lasciando esposta a rischi anche la collettività.
Consegnati i giusti riconoscimenti a coloro che hanno catturato l’assalitore e prestato soccorso ai feriti ora è il tempo di una nuova legge per le patologie psichiatriche e di approntare strutture adeguate per la cura, anche a lungo termine, ogni altro indugio porterà ad altre tragedie.